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BLOG "http://dichter.ilcannocchiale.it/", AUTORE DEL BLOG DOTTOR GIOVANNI DI RUBBA. GLI SCRITTI, IN LIRICA ED IN PROSA, PRESENTI IN QUESTO BLOG SONO OPERA DELL'AUTORE DEL BLOG, DOTTOR GIOVANNI DI RUBBA, E DI SUA PROPRIETÀ.


 

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Diario
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19 agosto 2015

Acustico intruglio

 (Marcel Duchamp - Nude descendant un escalier n. 2, 1912 – Olio su tela, 147.5 x 89 cm., Philadelphia, The Philadelphia Museum of Art)

 

 

 

Acustico intruglio nella notte,

lunare influsso sulla soglia del tempo,

poi sonnambuli pensieri,

destrieri rapidi.

Dammi l'attacco,

tra piatto e patto.

Sì.

Sona il bel sì,

d'oc, d'oil, d'oui,

cortese l'arnese,

Paride ed Eva, guanta na mela,

Guantanamera

Patroclo e Beowulf,

iena, lupo e leone,

indugio burino sbarazzino,

goccia perforante e claudicante,

dissetante, piangente, petalo brinoso

incandescente, borioso, bucolico,

georgico pizzetto.

Vai così,

ancora il sì,

paese violato, masticato,

bile il giornale nomato libero,

l'eurodance, i Gigi di turno

pop, dance e topini,

accigliati al piano, alle tastiere,

alle groviere,

dimmi mai o cosa fai,

la scrivente si arresta e vai a capo,

burumbum cià,

annebbiata scolaretta

nella vendetta,

l'ayatollah torchio di vendemmia,

tutto è ben quel che finisce in mi,

bufera russa o capricciosa,

rivoltosa ottombrina porpora,

zarina, cesarea,

Alessandria paludosa,

stop uno.

Movimento compulsivo,

pensiero ossessivo,

ritmo assordante

ed estatico ondulante,

pentateuco e pentagramma

cabalistico, sufismo

e panpsichismo,

percezione aumentata,

esponenziale mescalina,

astrale vite.

Lento, sh,

lento sh.

Un silenzio lo faran i papaveri,

il cemento.

Riprende, non arrestarti,

ribellati il sistema,

kantiano imperativo categorico

kierkegaardiano calar le palpebre,

recitar, il personaggio,

gioco dei ruoli,

gioco di ruolo,

gioco di parte,

Bercoglioni,

gioco delle parti,

il Vaticano.

Silenzio, ancora.

Bum!

Il pupazzo in viaggio.

Il ritorno etereo.

Il rimorso sulfureo.

Acqua distillata.

Olio e combustibile ligneo.

Classificazione enciclopedica.

Semitica semiotica e semiosi virale.

Attacco micidiale.

Falsificazioni e fornicazioni.

Formiche laboriose,

il sessantotto e le cicale.

Poi le scale.

Trasfert l'Rna.

Mitocondriale il respiro

e il nutrimento clorofillico.

Poi...

stop

secondo e terzo finale.


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permalink | inviato da Dichter il 19/8/2015 alle 10:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 agosto 2015

Pupilla inaudita

 

Pupilla inaudita e inenarrabile, matrice del misterico stesso tuo intrinseco astratto e etereo impronunciabile fattore, sguardo inebriante della pace universale, scaglione inesperto e tutto ardito, io fisso quel punto mentre assisa somma sei il rimasuglio floreale dell'essenza infinitesima che trae splendore dall' infinitamente piccolo che d'energia raccoglie in madornale concentrazione tutto l'intellegibile che scopro non più indivisibile ma percezione vaga della rissosa natura che parla a tratti come consumata dall'emissione del tuo fiato.

Chi sei tu piccola anima che tanto gaudio non disdegno ma da sapore d'assoluto assurgo a mantice prolisso di ciò che solo accennato dipinse il relitto umano nel momento stesso in cui pietoso volse il suo pennello all'incanto astratto decadente dell'immenso?

Par sì crudele e di oscuro salice trafitta, ma il Dark alla Desdemona trasmuta e trasuda pallade del religioso silente armeggio sapiente e mancino quando d'artemidea amazzone trafigge il dardo con sì splendore e noncuranza che l'ago nella vena dal pagliaio è pacifista assassino della belligerante resa, guerra finita e diplomazia discesa tra saporite mandorle, foglie di assenzio, caduca spina nella rosa inversa.

E come d'equatore mancante il tropico dall'eros delirante vola come spasmo e trasla e parla d'incantevole fattura come respiro trafiggente del sospiro dicente all'entusiasmo, muta aspetto e scindi il desio dall'entroterra sublunare di ciò che uman ragione tace.

Senza costrizione, misericordioso guardo femmineo, soggioga belve, bestie ed anime animali nel momento panpsichista di inutile lamento è la mia voce quando avverto, mentre scrivo, il melodioso passo del tuo immane pronunciar l'eterno, chiudo gli occhi come svenendo di vertigo istanza tra legge e guaritrice affanno la sintesi graziosa del male e del bene come d'angelo caduto riscattato dalla stagion divina concupita e sognatrice senza più ricordo all'aurora dell'ultima notturna vision leziosa e tutto l'universo tra foglie novembrine, maggio, ciliege fragori lampi dicembrini, neve in febbraio e sonando d'acume di notte in mezza estate sera di luglio quando il tramonto mostra la frescura d'amor, volume sustanziale ed accidente non pensabile e più guardo qull'apparenza più non respiro come dardo che stordisce nel momento della pugna ma l'assopirsi non volea acchè per sempre perfetto possa percepire.

Vorrei davvero, genti mie, che poteste capir ciò ch'io guardando e stupendo mutande essenze di dodici note e dodici colori e dodici parole e numeri a tal stessa guisa.

O me stesso misero fammi esporre solo un istante lo iato circoscritto e circospetto alfin che capisca ciò che il mistico saluto rende cenno concreto e viceversa.

E l'ultimo attimo, come fosse il primo o addirittura passato o maravigliosamente mai sentito, è vittima d'allucinata immaginazione.

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