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BLOG "http://dichter.ilcannocchiale.it/", AUTORE DEL BLOG DOTTOR GIOVANNI DI RUBBA. GLI SCRITTI, IN LIRICA ED IN PROSA, PRESENTI IN QUESTO BLOG SONO OPERA DELL'AUTORE DEL BLOG, DOTTOR GIOVANNI DI RUBBA, E DI SUA PROPRIETÀ.


 

diario |
 
Diario
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4 ottobre 2015

Sonata

 

Due bestiole si presentano,

che graziose, che portamento,

che quiete sentir il fermento muto,

l'incanto, il canto tuo, è così sublime

(e sei col libro chiuso).

Sembra quasi la musica

non si percepisca,

solo un lontano bagliore tonale,

è un'arpa rinascimentale,

un inciso spirituale.

Il risveglio fischiettante dei folletti,

con gli intenti furbetti,

dolce fiaba emo,

tra Selene fremo,

Eos avanza, che temperanza,

la giostra gira cara ragazza

nel carillon protetta,

cardigan, 

sia benedetta la tua faccetta.

In punta di piedi

tra viali scoscesi

saliamo i gradini,

sfidiamo gli altarini vicini

vicini, scansiamo il nemico

e facciam l'occhiolino

e tu danzi avvinghiata

a te stessa sotto le stelle,

dio mio che splendore!

L'acconciatura francese

ti sfiora la palpebra distratta,

allora oscilli trottolina vorticosa

e scomposta,

dionisiacamente risorta.

Ciclo naturale

e metempsicosi corporale,

batto i tre quarti,

figura perfetta e stellata

da musichetta pitagorica,

le etalage di turno

congiunte in Saturno

hanno la luna storta

e contorta.

Il meridiano divide il limone

in atteggiamento sospetto,

in dolce compagnia sul letto

aspro e strisciante,

la corda pizzica ancora

come formaggio l'asola.

E c'è una festa in piazza,

si sente dalla terrazza,

più altera va la ragazza.

La spola fan tre o quattro

appostati sotto il palco autunnale,

il vento soffia,

l'amplificatore, la spina, le cuffie,

il motore.

E poi gli stralci,

sonetti o minuetti,

il maestro si sbatacchia,

poi vede la ragazza,

non è distrazione

ma entrar nel vivo della questione.

La musica infatti avanza,

avvitamenti,

piroette maledette,

odore di fumo, sbuffa la pipa

all'inverso.

Siamo ancora all'inizio,

ne passeranno di ponti

sott'acqua, archi romani sprofondati

e corrosi dal flusso,

il maestro spettinato

indossa il cirro stonato,

copricapo lodato, disimparato,

frastornato e sciupato.

Vai in re minore,

te lo aspetti,

non sei dodecafonico,

allora l'orchestra sbadiglia,

pastarella e amarena stanca,

vorrebbe inchinarsi per sopirsi,

il pubblico bivacca,

divora le note indigeste,

scucite e scandite

dal ticchettio di novena ripiena.

Eccolo,

entra in scena,

proprio mancava, l'assicurato

impresario che lancia in aria

i tre danari, mette da parte

e investe i talenti

ad uso contadinello ottuso

ed imbevuto di pesticida laureato,

di sandalo arricchito e deluso.

La ragazza sonata si ribella

alla disfatta, gambe all'aria,

è tutta fatta,

affonderà col transatlantico,

vicino mio dio,

l'incubo mio,

tra le fauci del coccodrillo

riversa sincera la chimera

e le partiture, tutte le arsure

e le violette infine.

Mi alzo dal letto al frastuono,

il pragmatismo ha svilito il suono

docile e contemplativo,

l'anima e lo spirito si ribellano

ad un corpo che non vuole piegarsi

ad essere semplice contenitore

e strumento dell'una e dell'altro.

E scorgo lontano,

la vista aguzzo,

dicevo scorgo un lamento

materializzato di un mondo eclissato,

un mondo lontano e ovattato.

Poi uno scalpitio,

il mendicante ritratto,

armato di bastone,

nell'incedere distrae.

Folle, folle,

folle il venditore,

freme, freme,

freme la bancarella,

fruga, fruga,

fruga sotto il suo velo.

Il nostro cuore è l'ultimo rumore,

il vento ancora più forte respira affannato,

mi hai già dimenticato? Ma dai,

eri colà poco fa.

Che cosa diresti al mio posto,

fischietti e mi ignori,

padrona dell'oblio notturno.

Cambio di scena repentino,

la ragazza mi riabbraccia,

cade in trance,

cade in estasi mistica,

in un attimo è trafitta dal dardo d'amore,

il fanciullino alato ha di nuovo vinto

e perverso è il seguito...

Va tra le note di nuovo,

godi la musical vitalità,

vai spogliati,

leva le lineette nere,

bianco il foglio dipingiamo

ed annotiamo.

Che carina la mantellina

incrinata sul ruscello,

mi guardi fissa e risplendi,

mi copri il labbro e la tua bocca sfiora

la mia fronte, la mente in refrigerio.


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26 settembre 2015

Emisfero di passioni è la ragazza mia

           

Emisfero di passioni è la ragazza mia

ed ogni quesito d'universo spento

ripudia dolor nell'estroso passo,

talora guarda al dipinto plurale

dell'erba e del soffice manto

austero nel canto cadenzato

e raddrizza l'inverso fragoroso

della vista quando, miserrimi,

celebrammo la ventura dell'oscuro.

Talora lei simpatica,

quando le fisso le mani

abbassa il viso

ed è come voragine il

mio core,

come tempesta il mio sentire,

tutto trasmuta in trascendente

e non v'è figlio di Cristo

che non senta il pullular

di una scolastica passione,

il vincolo sovruman

della femminea intenzione.

Allor si chiede all'ombra

ristorato

un corpo innamorato e tutto

perso

se da un solo cenno

si può carpire il color

dell'immenso,

le fugaci vie mancine,

i dardi e le stelle

che in gomitoli di costellazione

fanno l'eco

al grappolo vistoso della sua

silente immaginazione,

del suo sorriso.

Sembra che la temperanza

vinca la empedoclea

confusione,

la scissione dell'armonia

tutta in faville

quando per la tensione

si respira guerra

che dir 'sì santa

è offesa all'anima

creatrice.

E lei, perciò,

è l'unica salvezza,

o genti mortal

gettate al vento il mantello,

ficcate nella rimembrosa roccia

l'acuminato stendardo,

lanciate l'elmo,

che 'sì tosta virtù

mai per disdegno

ha carpito il senso mio.

Come il pittor

talvolta naufrago

rimugina sull'algoritmo

fitto

del Fato

per trovar la giusta quadratura

al cerchio,

tal io son rimembrano e contemplando

la sua gioia diurna

e furente nella notte

quando l'occhio dilata il suo vettore

e tenue come foco rissoso

sfavilla il suo pudore,

splendore!

Non negate spiriti

a cotal figliuola

che tanto ha sofferto

e tanto amato

la grazia dell'immenso.

E tieni conto

o Misericordioso Lume

che pur se lei ha negato

il tuo dominio

l'occhio ruggente e celeste

suo

a te ha condotto

me e gli altri innamorati

profughi nel vuoto

infinito dell'immenso.

Non sperderti dunque,

o mia canzone,

ma per li cortili e i vicoli,

le reti ingorde

e le prolisse rive

spargi il suo nome

e per desio

cedile il posto

nel più melodioso cerchio.


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permalink | inviato da Dichter il 26/9/2015 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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