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BLOG "http://dichter.ilcannocchiale.it/", AUTORE DEL BLOG DOTTOR GIOVANNI DI RUBBA. GLI SCRITTI, IN LIRICA ED IN PROSA, PRESENTI IN QUESTO BLOG SONO OPERA DELL'AUTORE DEL BLOG, DOTTOR GIOVANNI DI RUBBA, E DI SUA PROPRIETÀ.


 

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Diario
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23 ottobre 2015

Notte ai Decumani

           

Notte ai Decumani

la consorte del principe di Venosa

coperta solo di lenzuola

maledice i madrigali verseggiando,

barlume corneo nei suoi occhi.

 

Sansevero miscelava arsenico

e belladonna sulla tela

poi come un caimano piangeva,

da cura sforbiciata per il plasma.

 

Vorrei bruciare l’odore

dei pallini d’incenso in combustione

privi di allori e seducenti,

il venditore di giornali sembra

aggiudicatario battitore,

 

picciola non dimenticare

di trasmutare la morale.

 

Croce diplomatico mancato

estetizzava estasiato in biblioteca,

l’arte è una parte,

direi però la fondamentale,

la molla della storia

e del circolo perverso della gloria.

 

Patteggiamo col divo Nerone!

 

E l’era dei fumetti

letti in piazza

tra il gomito e la tazza

di solfuro intarsiata

stracolma di folla indispettita,

cicche fumate a metà.

 

Varia l’effige!

 

Bruno studiacchiava

nel chiostro e si distraeva,

poi buttava all’aria le icone

dei fratelli

e le sostituiva con scritti

babilonesi o neoplatonici.

 

Virago celtica!

 

Ed affinché

non dimenticassimo le beffe

con le cornamuse contuse

facemmo il verso al gesso

del docente inconcludente.

 

E spaziamo con la danza!

 

Vai là,

ondeggia a sinistra o di là,

vai già

più lenta della musica,

ritmata la tua scorza di limone,

candito

inflitto a pizzico di dito.

 

La violenza fu sconfitta

con un bacio in palafitta

dell’invasrice indoeuropea

ancella di Brighid,

 

era un’epoca remota

ma l’edenica scena

non fu mai più riproposta,

 

sono fiori colti nel deserto

e tradotti in sanscrito.

 

Voilà,

non manca fumo pel digiuno,

 

voilà,

c’è cenere e amore se ti volti di là,

 

il capo piumato è scolorito

allora rinunciamo all’allettante invito.

 

Nella notte si cacciava

per maledizione

non ci si nutriva più

solo di frumento e bacche,

la simpatica ragazza

faceva l’occhiolino

ed incrociava le braccia.

 

Sai già,

conosci il nome del silenzio,

vuoi avere le cartine al tornasole,

le patrie senza limiti e frontiere.

 

Le musiche non cambiano

da popolo a popolo

c’è comparabilità nell’identità

perché l’essere diverso

si identifica solo con l’incontro

e col confronto

ed acquista così unicità.

 

Mi conceda infine l’ultimo passo di danza.


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permalink | inviato da Dichter il 23/10/2015 alle 11:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 settembre 2015

Emisfero di passioni è la ragazza mia

           

Emisfero di passioni è la ragazza mia

ed ogni quesito d'universo spento

ripudia dolor nell'estroso passo,

talora guarda al dipinto plurale

dell'erba e del soffice manto

austero nel canto cadenzato

e raddrizza l'inverso fragoroso

della vista quando, miserrimi,

celebrammo la ventura dell'oscuro.

Talora lei simpatica,

quando le fisso le mani

abbassa il viso

ed è come voragine il

mio core,

come tempesta il mio sentire,

tutto trasmuta in trascendente

e non v'è figlio di Cristo

che non senta il pullular

di una scolastica passione,

il vincolo sovruman

della femminea intenzione.

Allor si chiede all'ombra

ristorato

un corpo innamorato e tutto

perso

se da un solo cenno

si può carpire il color

dell'immenso,

le fugaci vie mancine,

i dardi e le stelle

che in gomitoli di costellazione

fanno l'eco

al grappolo vistoso della sua

silente immaginazione,

del suo sorriso.

Sembra che la temperanza

vinca la empedoclea

confusione,

la scissione dell'armonia

tutta in faville

quando per la tensione

si respira guerra

che dir 'sì santa

è offesa all'anima

creatrice.

E lei, perciò,

è l'unica salvezza,

o genti mortal

gettate al vento il mantello,

ficcate nella rimembrosa roccia

l'acuminato stendardo,

lanciate l'elmo,

che 'sì tosta virtù

mai per disdegno

ha carpito il senso mio.

Come il pittor

talvolta naufrago

rimugina sull'algoritmo

fitto

del Fato

per trovar la giusta quadratura

al cerchio,

tal io son rimembrano e contemplando

la sua gioia diurna

e furente nella notte

quando l'occhio dilata il suo vettore

e tenue come foco rissoso

sfavilla il suo pudore,

splendore!

Non negate spiriti

a cotal figliuola

che tanto ha sofferto

e tanto amato

la grazia dell'immenso.

E tieni conto

o Misericordioso Lume

che pur se lei ha negato

il tuo dominio

l'occhio ruggente e celeste

suo

a te ha condotto

me e gli altri innamorati

profughi nel vuoto

infinito dell'immenso.

Non sperderti dunque,

o mia canzone,

ma per li cortili e i vicoli,

le reti ingorde

e le prolisse rive

spargi il suo nome

e per desio

cedile il posto

nel più melodioso cerchio.


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