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Ultimo sogno antico

Da quando penso

al tuo volto

nulla ha più senso.

 

Stravolto il riso

dalle temperie dell’oblio

e il fiato spento

di mille corde

in volteggio

lieto è solo

nella memoria.

 

L’illusione eterna

e nuova,

la certezza della stagione

inerte

alle fontane zampillanti

della vita.

 

Ti penso

come si pensa al vento

mutevole,

ti penso tra le scale dei nostri domani

e penso al tuo cenno

impronunciabile

al tripudio dei grilli,

allo scoccare

della luna.

 

Non è tra la quiete

che l’alma mia s’adagia

ma tra cento palpitii incessanti.

 

Il tuo volto è che brano

ed il tuo corpo che sogno,

 

mia mancata illusione,

se posso solo tracciarti

incantato il sospiro,

furente sarà il mio ardore

muto ogni verbo

e tu disincanto amato e dolce

l’ultimo mio sogno antico.

Pubblicato il 6/7/2015 alle 19.23 nella rubrica diario.

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