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E tu

           

E

tu

sull'approssimarsi

dell'onomastica aurora,

della topomastica tua indecisa ora,

mi guardavi senza saper più

dell'onirica mia dignità

nel livido stile tra vita e realtà,

fumante e controverso il decorso

della sicula spiaggia

che pone al folle sbarco

dei giovani e forti

tre spietate verità nascoste,

senza dirlo arriva il momento

del tuo manto che incute al vento

la sua traccia di sincerità,

mentre tu continui ancora a guardare.

Conoscevi

in fondo

più di quanto credevi,

sapevi eclissare le parole

con due algebriche intenzioni,

seduta in sul crinale del muretto,

scorgi una disfida a Caporetto

e segni col dito un'austera parola

che come sabbia mentre ascolti

ti divora,

 

io chi sono e tu chi sei?

 

Beh è vero,

io ci avrei pensato come feci

divorando la realtà caprina

e illogica del tuo profilo,

avendo spasmi folli in digestione,

occultavi segnali e mi stringevi

strizzando l'occhio,

era il traguardo ma più sconvolto.

Intanto tu a sorseggiar passaggi

con schiuma marine e tennens ad oltranza,

con l'oltraggio mai commesso

che senza il tuo impronunciabile suono

era il volto della nuova stagione.

 

Io non scordo chi ha avuto

un meandro di posto ardente.

 

Beh è vero, io avrei vissuto

per qualche giorno senza alcuna

coscienza di me stesso

se solo tu, oddio così!,

se avessi soffermato il tuo repentino sguardo.

Cosa farei nel presente

con il passato stracolmo d'incenso

e il futuro degli estivi baci d'inverno,

mi avresti ispirata te

del quale nome poco fa parlai,

ti avrei baciata dunque e lo sai.

Hai forse

freddo

se senti la pressione calare,

avremmo entrambi avuto paura,

avremmo entrambi posto sorriso

di sfida

in essere estatico e prolisso,

avendo paura che faccia giorno

occultami nella tua borsetta

sporgendo la mano intrisa di remore,

stritola foglie e scrivimi di parole,

con sguardo inclinato e basso sul diario,

con sguardo perso nel volume del senso,

è luglio e il sole non tramonta mai.

Ti prego,

 

non chiedermi come mi chiamo.

 

Beh è vero, io un pensierino

tra il colle divino l'avrei fatto,

ti avrei posta come regina

sulla sommità più alta

della mia stessa spina

che mi buca le vene.

 

Sai per caso che ora è?

Guarda un po', penso a te

stasera,

e ho bisogno del tuo volto,

dei tuoi polsi, delle tue gambe,

di odorare la tua essenza

per nutrirmi di vita intrepida

e traballante,

puoi pure lasciarmi il tuo numero

inciso sullo specchio col rossetto,

puoi pure, fallo con ritegno ribelle,

fallo pure prima che sorga il sole.

E non mi credi se ti dico che mi sono

innamorato,

non mi credi se ti dico che il flusso

di queste lettere è per te,

non mi credi se ti dico sul serio,

sono io, sono sincero.

E se anche mi stai pensando

cercami

tra i sogni tuoi mai dimenticati,

tra le frasi perse in un libro,

tra la metrica e il suono ghiacciato

di partiture fitte come il passato.

Pubblicato il 19/2/2016 alle 14.20 nella rubrica diario.

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